Chakra chiusi… aperti… che confusione!

Cosa sono i chakra lo sappiamo ormai bene: sono delle “ruote” dei “vortici” dislocati lungo l’asse di simmetria del nostro corpo.

I principali sono 7 ed ognuno di loro è coincidente al punto d’intersezione fra il Sistema Nervoso Centrale e la ghiandola endocrina corrispondente. (Vedi articolo sui chakra).

Sono dunque punti che mettono in contatto il nostro corpo fisico con quello non-fisico.

La nostra vita, la nostra salute, dipende anche da questi “cerchi”. La loro funzionalità è garanzia di armonia, ma essi possono anche essere in disequilibrio.

Come si fa a sapere se un chakra è “in sofferenza”?

Ci sono vari modi, ognuno adotta il suo.

Ma la domanda più importante per questo articolo è: come si fa a far funzionare in maniera corretta un chakra in sofferenza?

Siccome molte sono le cause che rendono “più veloce” o meno un chakra, differenti saranno i metodi per supportarlo: si può fare attraverso il reiki, i trattamenti olistici, il counseling, lo yoga… migliorando le proprie abitudini alimentari (meglio farlo attraverso l’ausilio di un medico) e di vita.

Io, a dire il vero, preferisco lavorare su più fronti per poter raggiungere degli ottimi risultati.

Sono percorsi lunghi a volte un po’ faticosi. Non è possibile risolvere tutto con uno o due incontri.

Un chakra può lavorare in eccesso, iperattivo, od in difetto, ipoattivo. Dunque può essere più veloce o più lento, ma… più veloce o più lento rispetto a cosa?

Rispetto alla velocità degli altri chakra. Una velocità che non è misurabile. Noi siamo in grado, semplicemente, di osservare gli effetti della precedente disarmonia. Nulla di più!

Dunque, si può avere una mancanza di armonia nel lavoro dei chakra, ma può un chakra chiudersi completamente?

Chiudere un qualcosa vuol dire che nulla può passare attraverso. È evidente.

Può mai verificarsi che ci sia un’assoluta mancanza di passaggio di energia? La manifestazione dell’energia è nel movimento, nella vibrazione. Può una parte di noi essere completamente incapace di compiere un qualunque lavoro, qualsiasi tipo di spostamento, di vibrazione?

Se non viviamo in una temperatura pari allo zero assoluto, o se la persona non è morta, la vedo veramente dura.

Credo che il concetto di chakra chiuso o aperto sia legato al loro stesso simbolismo.

I chakra, infatti, vengono rappresentati con un fiore di Loto il cui numero di petali varia da 2 a più di 1000, di conseguenza, è semplice immaginare che fino a quando il fiore è aperto è in vita, quando muore si chiude in se stesso.

Anche solo ragionando sul simbolismo è evidente che un chakra chiuso possa “appartenere” ad una persona ancora in vita o non affetta da patologie che possano portarci a terminare il nostro percorso su questa terra.

Colgo l’occasione per ricordare che non esiste alcun tipo di operatore olistico, o energetico, in grado di curare patologie attraverso i chakra o alleviare dolori gravi con qualunque tipo di trattamento!

Purtroppo non è possibile.

Il professionista serio lavora su persone sane o, in caso di problemi, aspetta eventuale concessione, scritta, da parte del medico e/o del medico specialista.

Ma ritorniamo ai chakra…

L’operatore può aiutare il proprio cliente a lavorare sui chakra in modo tale da ripristinare il loro perfetto funzionamento, ma è solo un aiuto perché la parte più corposa del lavoro viene effettuato dal cliente stesso.

Nessuno può garantire l’armonia per interposta persona e, a pensarci bene, è meglio così.

Ognuno di noi è protagonista della propria vita e non esistono ambiti nei quali noi non abbiamo una qualche responsabilità decisionale.

Dice C. R Swindoll: «La vita è per il 10% cosa ti accade e per il 90% come reagisci.».