Counseling ed Ayurveda

Il mio percorso di studi di Counseling è stato accompagnato da una serie di ricorrenti domande: «Ha senso oggi fare Counseling? È utile? E se lo è, a chi?». Sono riuscita a rispondere, parzialmente, alle precedenti questioni incontrando una delle tante definizioni date da Rollo May: «La funzione del counselor consiste nell’aiutare il cliente a trovare quella che Aristotele chiama entelechìa […]»  dove per “entelechìa” si intende proprio quella realtà che ha raggiunto il pieno grado di sviluppo.
Da quanto affermato, dunque, sembra evidente che la funzione principale del Counselor sia proprio quella di aiutare il cliente a raggiungere la sua meta finale. Meta che, da solo, non riuscirebbe evidentemente a conquistare. Manifesto sembra dunque il fatto che la professione di Counselor abbia un senso nella misura in cui vi sia un problema da risolvere.
Di conseguenza: se non vi sono problemi il Counselor non serve. Tuttavia, non conosco epoche, stagioni, luoghi e/o condizioni in cui non vi siano problemi. Dunque la figura di Counselor pare essere una figura importante sia per l’epoca moderna sia per quelle a venire. Eppure è come se ci fosse un gap, una mancanza di continuità, un vuoto di senso in questo ragionamento. Sentivo di dover dare un significato che legasse, in qualche modo, ciò che stavo studiando con la mia scelta di vita lavorativa: sono un’operatrice olistica e tendo a riportare ciò che faccio sempre in ambito ayurvedico.
Sembrava quasi che le cose non avessero nulla in comune, ma in questo “pensare” mi sono accorta che già stavo facendo Counseling su me stessa senza rendermene neanche conto. Quindi vi poteva essere un filo conduttore visto che in me, e fra i miei colleghi di studio, il percorso personale di Counseling stava funzionando. Dovevo semplicemente comprendere quale il filo conduttore che univa le varie cose che stavo facendo. Per cui una nuova domanda si è palesata al mio orizzonte: in che modo la professione di Counselor può incontrare l’Ayurveda? L’Ayurveda è una vera e propria scelta che abbraccia ogni ambito della vita: filosofico, esistenziale, fisico, spirituale, mentale… non è una semplice “medicina alternativa”, ma una continua ricerca di equilibrio fra corpo mente ed anima ed è alla base del proprio benessere.
L’Ayurveda ha addirittura un’importanza nell’ambito della prevenzione nei confronti di malattie (Charaka Saṃhitā). Il suddetto equilibrio è minato da tutta una serie di fattori quali: il cibo (dove per cibo non si intende solo quello fisico, ma anche quello mentale, visivo, uditivo, olfattivo e tattile), l’ambiente circostante, le stagioni, gli stili di vita, i rapporti, le relazioni. Ed è proprio su quest’ultimo punto che il Counselor si può inserire. La persona è in continua relazione e con i propri simili, con tutto ciò che la circonda così come lo è con i pensieri. Laddove vi è una relazione la figura di Counselor è di evidente importanza. Si tratta dunque di unire le tecniche di Counseling con quelle ayurvediche. Le tecniche di ascolto con il conseguente feedback, in termini di equilibrio doshico, nell’ambito ayurvedico.
Ogni essere umano ha un proprio punto di equilibrio che dovrebbe essere sempre garantito e, in caso contrario, va ricercato. Non bisogna dimenticare infatti che l’Ayurveda lavora sempre nel “qui ed ora”.
Il lavoro del Counselor ayurvedico sarà quello di comprendere e lo stato di equilibrio originario, (ciò è fattibile grazie ad un colloquio con applicazioni di tecniche previste nell’Ayurveda), e quello attuale del cliente. Verificare se si tratta semplicemente di un nuovo equilibrio o di uno squilibrio ed iniziare a lavorare, grazie all’ascolto empatico, in modo tale da far sì che il cliente trovi in se stesso tutte quelle forze essenziali per il ritrovamento del proprio benessere psicofisico. Si deve sentire «il mondo personale del cliente “come se” fosse nostro, senza mai perdere la qualità del “come se”, questa è l’empatia: sentire l’ira, la paura, il turbamento del cliente, come se fossero nostri, senza però aggiungere la nostra ira, la nostra paura, il nostro turbamento. Ciò è indispensabile per riuscire a promuovere la crescita dell’altro in modo tale da aiutare il cliente nel suo lavoro di autorealizzazione affinchè possa così raggiungere il tanto agognato benessere psicofisico».

Per eventuali approfondimenti:

ROLLO MAY, L’arte del Counseling. Il consiglio, la guida, la supervisione, Casa Editrice Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma 1991.

F. BASALISCO, Consapevolezza e Ayurveda. Manuale di Medicina Ayurvedica, BioGuida Editore, Trieste (TS) 2016.

C.R. ROGERS, La terapia centrata sul cliente, Giunti editore, Milano 2013.

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